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PER DISTRUGGERE E COSTRUIRE VENETO STATO

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Sono un simpatizzante di Veneto Stato e mi permetto alcune considerazioni. La prima, per ordine e importanza, è che Veneto Stato non ci porterà all’indipendenza del Veneto. Chi lo pensa, somiglia al fanatico che la domenica esce da messa e fonda una Onlus, convinto di salvare il mondo. Non basteranno banchetti, manifestazioni e comparsate in tv, tantomeno eletti al consiglio regionale, se mai arriveranno: il Veneto sarà indipendente, se lo sarà per via democratica, perché lo vorranno i veneti, non gli indipendentisti.

Ben venga Veneto Stato, tuttavia, purché sia chiaro che esso è uno strumento, non un fine, peraltro non indispensabile, ma potenzialmente utile, anzi utilissimo. Purché funzioni come un pungolo, stimolando l’opinione pubblica. Purché sia aperto e inclusivo, non discriminatorio, nemmeno nei confronti di chi, in Veneto, si riconosce nel tricolore o nel sole delle Alpi. Purché non diventi l’ambito di confronto fra individui con problemi personali, che nello stesso ambito, vissuto ora come il club dell’uncinetto, ora come il circolo degli sfigati, cerchino il riscatto della loro autostima.

(Tradotto: il sito di un partito serve per le comunicazioni ufficiali e la propaganda, non accoglie lamentazioni ed eresie dei soci.)

Da quando frequento l’indipendentismo, ho incontrato numerose persone delle quali ho conosciuto pregi altrettanto numerosi e di cui tralascio i difetti, confidando che i signori che di seguito citerò per nome e cognome, animati da vera misericordia, tralasceranno i miei: guardiamo al positivo, per costruire, non al negativo, per distruggere.

Persone come  Patrik Riondato, cui darei le chiavi di casa, come Lodovico Pizzati, cui affiderei i miei investimenti, come Lucio Chiavegato, il vicino di casa ideale, come Massimo Busato, che spero organizzerà il mio addio al celibato, come Stefano Venturato, con cui condivido una fede quasi più grande di quella per San Marco, come Alessio Morosin, da cui mi farò difendere nel prossimo processo. Persone che ringrazio per avermi arricchito. Persone che possono e devono dare il loro contributo, al di là delle divergenze su singole questioni, per il raggiungimento del fine ultimo che, oltre alla passione umana, ci accomuna. Persone che non sono tuttavia indispensabili. Persone mal consigliate, spesso in conflitto fra di loro, accusate ora dall’una, ora dall’altra fazione di riferimento di essere mosse solo dal desiderio di occupare cariche di prestigio o di voler dettare in modo univoco la linea del partito.

Niente di grave: la presenza di una vocazione e la volontà decisa di viverla fino in fondo non si manifestano solo attraverso le categorie della benevolenza. La tendenza a mettere se stessi prima di tutti è umana (e condivisa, specie con chi scrive). Tendenza che può diventare nociva, se non trova argine in regole chiare. Per questo invoco procedure definite e definitive, che impegnino la libertà di tutti e rimandino le decisioni ad un ristrettissimo numero di rappresentanti eletti: non certo per negare la democrazia, ma per impedire che il sentimento di cui sopra, che spinge ciascuno ad imporsi e a cercare prima di tutto un riconoscimento personale, venga controllato nei suoi aspetti deteriori.

Si trovi il modo di approvare uno statuto, partendo da data e luogo condivisi, senza trucchi, senza convocazioni carbonare, e soprattutto senza ridicoli appelli a giudici italiani! Per amore della causa  che è più importante sia della buonafede che delle aspirazioni delle persone già citate. Per rispetto dei soci, dei simpatizzanti, dei veneti tutti e, permettetemi, anche di chi, come me e come altri colleghi (faccio il giornalista), subisce ammonimenti e sfottò sul luogo di lavoro solo perché tenta di far passare su giornali e tv il simbolo di Veneto Stato e il vostro bel faccione.

Cari amici, siete tutti bravi, ma non siete indispensabili. Ricordatevelo. Dovesse fallire il progetto di Veneto Stato, qualcuno ne creerà altri. E quel qualcuno non sarete voi, che per quel che mi riguarda, potrete tranquillamente continuare a fare gli amministratori del vostro sito web, ma che della causa che ora ci accomuna, finirete per essere solo dei nemici.

Marino Marin

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